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il lato oscuro della FILOSOFIA
CULTURA
22 febbraio 2007
APOTEOSI DI GEDDON

il 13 febbraio 2007 sono stato assunto in cielo nel panteon degli eroi della filosofia... così definirei la mia tesi di laurea!
A parte gli scherzi, i miei docenti hanno riconosciuto che la mia tesi fornisce elementi innovativi, su molti punti. Pubblico adesso il primo e l'ultimo paragrafo della mia introduzione per rendere una vaga idea dello spirito che ha animato il mio lavoro.



1. Studiando la teoria della conoscenza al giorno d'oggi, un giovane studente di filosofia come me si trova davanti uno strano panorama. Se dapprima guarda ai fondamenti del conoscere, ha come l'impressione di avere di fronte uno scenario di macerie fumanti, per le quali si aggirano personaggi di ogni sorta, alcuni più rispettabili, altri meno, tutti pronti a dare la propria mappa delle macerie, senza che nessuno, forse, si orienti veramente.
Curiosamente, se poi guardiamo a ciò che tali macerie sorreggono, la conoscenza positiva, non troviamo altre macerie e in essa una umanità tornata alle barbarie, ma un imponente edifico, un grattacielo sempre in costruzione, che sempre di più si allontana dal senso comune, dai limiti dell'immaginazione, ma che incide sulle vite di milioni, anzi, miliardi di persone.
Com'è possibile tutto ciò?
Mentre la scienza, o meglio le scienze, poiché “la Scienza” è una erronea ipostatizzazione, continuano la loro strada, ormai coronata da un plurisecolare successo, e mediante lo sviluppo tecnologico entrano smpre più a costituire il tessuto della nostra quotidianità, questo stesso successo, o meglio la sua pretesa di avere un fondamento oggettivo nella realtà delle cose, risulta misterioso.
È vero che l'epistemologia ha lavorato molto, dalla fine dell'ottocento ad oggi, per comprendere le meccaniche effettive dell'attività scientifica, ma il risultato è stato un progressivo indebolimento delle pretese di oggettività della scienza oppure un arretramento in forme di realismo metafisico, che pretende di trattare l'assunzione metafisica della realtà del mondo come una buona ipotesi scientifica, la migliore spiegazione del progresso della scienza.
Oltre a ciò assistiamo (e devo dire almeno io con un certo sgomento) ad una generale perdita di fiducia delle persone nei confronti dell'attività scientifica: tutti, in occidente, godono del benessere datoci dallo sviluppo tecnologico, ma pochi si curano di avere una mentalità scientifica, che in ultima analisi significa autocritica, e così assistiamo al ritorno dei fondamentalismi, delle teorie creazioniste contro l'evoluzionismo, vediamo le religioni, in particolare i monoteismi, che riprendono terreno dopo un vasto processo di secolarizzazione, vediamo proliferare ogni sorta di ciarlatani che si spacciano per potenti stregoni, riuscendo ad ingannare non solo le persone ignoranti ma anche gente che si suppone abbia studiato.
Peggio, io ormai sento spesso fare discorsi anti-scientifici da parte della mia generazione, che la scienza non ha risolto nulla, che si stava meglio prima (cioè quando si stava peggio), che il selvaggio che vive nell'isola è molto più felice del cittadino immerso nello smog e nel traffico e così via. C’è indubbiamente qualcosa di vero in queste affermazioni, ma la soluzione non può essere un tentativo di invertire il progresso per tornare gradualmente all’età della pietra.
Si ha così la paradossale situazione che dopo secoli di sforzi per ottenere un certo benessere dato dall'avanzamento scientifico e tecnologico, gli attuali fruitori di questo sviluppo rifiutano il valore di ciò su cui, alla fine, poggiano i piedi (un discorso analogo si potrebbe fare per la democrazia, almeno in questopaese: dopo cinquant'anni di regime democratico, le nuove generazioni non sanno più cosa farsene del diritto al voto, ma anzi tendono a disprezzare l'istituzione che glielo concede; stavolta mi metto io stesso come esempio della mia generazione).
Sono convinto che fare una tesi di teoria della conoscenza al giorno d'oggi non sia un mero occuparsi di questioni specialistiche il cui interesse riguarda un ristretto gruppo di persone, gli epistemologi appunto; credo al contrario che sia un aspetto essenziale del compito della filosofia attuale, che a sua volta consiste nel far fronte alla situazione sopra descritta di rifiuto e/o oblio della mentalità critico-scientifica, innanzitutto indagandone le ragioni, per poi tentare successivamente di fornire agli uomini l’immagine di una “scienza dal volto umano”.

6. La parte finale della tesi è dedicata all’inserimento della prospettiva qui sviluppata in un contesto più vasto rispetto alla filosofia della conoscenza entro la quale è nata e cresciuta. Quello a cui miro veramente è una nuova soteriologia filosofica, una teoria filosofica della salvezza che prescinda da presunte rivelazioni di carattere religioso (senza peraltro escluderle a priori).
Vorrei che questo lavoro fornisse le basi teoriche per una nuova spiritualità laica, un concetto che alle orecchie di un occidentale suona come un ossimoro, come una contraddizione in termini. Ma non dobbiamo farci scoraggiare da questo: la storia della scienza e della cultura è piena di esempi di come si possa riuscire a pensare l’impensabile, o ciò che poteva sembrare tale.
Riuscire a vedere come possa esservi un valore nel mondo anche senza le religioni, come vi possa essere un contatto diretto con l’altamente significativo come quello che si suppone proprio del mistico senza dover necessariamente presupporre un mondo aldilà di questo, è a mio avviso una delle più grandi sfide che si annunciano per l’uomo del ventunesimo secolo.




permalink | inviato da il 22/2/2007 alle 14:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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